Ing. Magda Berloco – Tecnico competente in acustica a Matera e Altamura
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La Cassazione ribadisce che nel rapporto tra privati, per stabilire se un rumore è illecito, il solo parametro è quello della normale tollerabilità (non oltre 3 dB su rumore di fondo). Non si applicano quindi le norme e i regolamenti amministrativi,in base ai quali invece Polizia Municipale e ARPA effettuano i loro rilievi.

L’art. 844 del Codice Civile è la norma fondamentale per il soggetto che subisce un rumore, consentendo la reazione e la tutela in sede giudiziale allorchè le immissioni cui è sottoposto superino la normale tollerabilità. La giurisprudenza, a seguito di indicazioni di tipo medico-scientifico, considera intollerabili le immissioni che superino di tre decibel il rumore di fondo di quella zona.

La Normativa Pubblicistica, invece, non ha come suo obiettivo primario la tutela del singolo, bensì è finalizzata alla tutela della collettività: contempera le esigenze collettive alla fruizione di un ambiente meno inquinato con le altre esigenze spesso con queste confliggenti della produzione e del commercio. Considera che il rumore sia un male necessario e cerca di contenerlo e gestirlo. Fissa dei limiti di accettabilità del rumore, sia in emissione (rumore misurato in prossimità della fonte) sia in immissione (rumore misurato in prossimità del ricevente), limiti che possono cambiare a seconda della zona della città e della fascia oraria, diurna (6-22) o notturna (22-6).

NORMALE TOLLERABILITA’ E LIMITI DI ACCETTABILITA’

Tra la “normale tollerabilità” prevista dall’art. 844 c.c. ed i “limiti di accettabilità” fissati dalla normativa pubblicistica non vi è coincidenza. Senza entrare in questa sede nello specifico, si può affermare che i limiti della normale tollerabilità, sempre applicabili an una lite acustica tra privati, sono più rigorosi rispetto ai limiti di accettabilità.

Un rumore può rientrare nei limiti di accettabilità amministrativa ma essere superiore all normale tollerabilità.

Per contro se un rumore supera i limiti di accettabilità, sicuramente supererà anche i limiti della normale tollerabilità.

Un esempio chiarirà meglio il concetto. Si prenda il caso di un’attività produttiva (quale un’officina, un supermercato, un locale di intrattenimento) che disturba gli abitanti delle case circostanti; quel rumore, verificato dal tecnico competente, potrebbe rientrare nei limiti di accettabilità, nel qual caso il Comune non potrà elevare sanzioni o disporre provvedimenti inibitori e/o limitativi e/o modificativi nei confronti di quell’attività; ma quello stesso rumore potrà tuttavia essere superiore ai tre decibel rispetto a quello di fondo e, quindi, risultare intollerabile secondo i parametri giurisprudenziali, consentendo quindi al singolo di agire giudizialmente per ottenere la cessazione o, quantomeno, il contenimento del rumore nei limiti, per l’appunto, della tollerabilità.

Nel 2009 viene però emanata una norma che ha in parte modificato questo assetto normativo.

La Legge 27.02.2009 n. 13, conversione in legge, con modificazioni, del Decreto Legge 30.12.2008 n. 280, recante “Misure straordinarie in materia di risorse idriche e di protezione dell’ambiente, all’art. 6-ter, dispone “Normale tollerabilità delle immissioni acustiche. Nell’accertare la normale tollerabilità delle immisioni acustiche, ai sensi dell’articolo 844 del Codice Civile, sono fatte salve in ogni caso le disposizioni di legge e di regolamento vigenti che disciplinano specifiche sorgenti e la priorità di un determinato uso”.

Con l’introduzione di questa nuova norma il Legislatore ha imposto al Giudice civile di tenere necessariamente conto, al fine della valutazione dell’illiceità di un’immissione rumorosa, “delle disposizioni di legge e di regolamento vigenti che disciplinano specifiche sorgenti”.

Il risultato di questa novella è quello per cui per tutte le fonti rumorose disciplinate specificatamente (abbiamo visto ad es. il traffico ferroviario, automobilitico, aeroportuale, autodromi, impianti condominiali, etc.), il rumore si potrà considerare intollerabile ex art. 844 c.c. solo se supera i limiti di accettabilità che le norme pubblicistiche prevedono.

Per tutte le altre fonti rumorose, ossia per quelle fonti (e sono la maggior parte) per le quali non sussiste una specifica norma che le regola, la normale tolleranilità si determina ancora con il criterio giurisprudenziale, ossia il rumore è intollerabile se supera di almeno tre decibel il rumore di fondo.

POSSIBILI INIZIATIVE

Che cosa può fare in concreto la persona disturbata?

Il primo passo da consigliare è quello di scrivere una diffida, direttamente o tramite legale, chiedendo la cessazione o la riduzione delle immissioni rumorose. Se il danneggiato non ottiene effetto può ricorrere all’autorità giudiziaria (previa verifica che il rumore superi la normale tollerabilità, verifica che va fatta tramite tecnico specializzato). Se i tecnici riscontrano che il rumore supera questi limiti di accettabilità,il soggetto disturbante dovrà cessare o ridurre l’emissione del rumore .E’ possibile ottenere una tutela giudiziaria in via di urgenza proprio in considerazione del fatto che la sottoposizione al rumore è causa di danno alla salute dell’individuo, bene primario tutelato dall’art. 32 della Costituzione. In questo modo si può ottenere in tempi molto brevi un ordine al soggetto disturbante (che sia un privato o impresa o pubblica amministrazione è indifferente) di cessazione dell’attività causa di inquinamento o di contenimento del rumore nei limiti della normale tollerabilità.

La giurisprudenza ha avuto un ruolo importante, pronunciando innumerevoli sentenze che hanno disposto la rimozione o il contenimento del rumore nei limiti della normale tollerabilità, sia riconoscendo il diritto al risarcimento del danno, patrimoniale e non.Per ciò che riguarda il soggetto che l’ha subito si rinvengono sentenze su ogni tipologia di rumore (ad es. rumore prodotto dal vicino di casa, dal locale di intrattenimento musicale, a quello delle campane, a quello di animali)

direttiva macchine

Molti comuni chiedono obbligatoriamente lo studio previsionale di impatto acustico alla domanda di apertura/trasferimento sede di pubblici esercizi che abbiano una attività di somministrazione al loro interno. In alcuni casi la necessità dello studio viene derogata nel caso in cui il locale non è a ridosso di abitazioni e non lavora in periodo notturno (22-6), ma ogni comune ha i suoi regolamenti che vanno letti in dettaglio (norme tecniche attuative del piano di zonizzazione acustica), a volte viene richiesta solo una autocertificazione, che sia comunque firmata da un tecnico competente in acustica ambientale.

Lo studio tecnico dell’ing. Berloco è abilitato ad effettuare tutte le misure fonometriche e può studiare la situazione in pochi giorni tutelando il gestore dell’attività poiché verranno individuate immediatamente tutte le soluzioni e strategie per non disturbare con il rumore i vicini di casa.
NB Prima si effetua questo tipo di indagine e più si risparmia sulle eventuali opere di bonifica (p.e. già il modello di condizionatore e la sua posizione dovrebbe essere scelto con il tecnico acustico).

Diamo un elenco di falsi miti acustici trovati su Internet: vi saranno utili a ricordare meglio alcuni concetti importanti, quindi a risparmiare soldi e a evitare guai.
Spesso nell’affrontare un problema di rumore o di riverbero ci si basa ancora su quello che ci ha consigliato un amico, un artigiano, una persona non qualificata come professionista, finendo per incappare nei più banali luoghi comuni. Queste soluzioni esoteriche e dicerie non permettono di risolvere i problemi, di solito fanno spendere soldi inutilmente.

Possiamo cominciare ad elencare i più semplici, passando via via a casi più complessi:

1 – C’è differenza tra i fenomeni di assorbimento e di isolamento del suono: è sbagliato quindi usare le parole fonoassorbimento e fonoisolamento come sinonimi. I materiali fonoassorbenti si usano soprattutto per migliorare la qualità acustica negli interni, a volte si usano assieme ai materiali fonoisolanti per ottenere dei sistemi di fonoisolamento, non succede il viceversa. I materiali fonoisolanti servono a ‘fermare’ e contenere il suono. I materiali fonoisolanti si misurano con il loro potere fonoisolante (in deciBel), i materiali fonoassorbenti con il loro coefficiente di fonoassorbimento (numero puro). Questo di solito è il primo indicatore che chi vi parla non ha molte basi di acustica.

2) Le scatole delle uova, ma anche il polistirolo, tappeti, spugne assorbenti possono andare bene come fonoassorbenti (ad alcune frequenze) o per creare diffrazione all’interno della stanza rompendo i fronti d’onda ma non hanno alcun potere fonoisolante. Non crediate quindi di risolvere i problemi coi vicini della vostra sala prove applicando cartoni delle uova e polistirolo alle pareti.

3)Se avete un vicino rumoroso che confina con voi tramite una parete, è difficile che riusciate a risolvere il problema attraverso una sola controparete applicata al divisorio comune. L’isolamento acustico va sempre pensato come sistema, per cui se voi applicate una buona controparete ma altre parti della vostra stanza sono deboli (pavimenti-soffitti-altre pareti), il suono aggirerà la vostra controparete e passerà dalle altre parti. State attenti quando alcuni produttori di materiali o installatori (ad es. cartongessisti) vi promettono una buona soluzione del vostro problema con una semplice controparete.

4) Il sughero è un materiale che viene spesso proposto come la soluzione per risolvere problemi di fonoisolamento e fonoassorbimento. In sé il sughero non è un prodotto né buono né cattivo. Dipende per cosa lo si usa, accoppiato a quali altri materiali e per quale livello di prestazioni . Da tener presente però che, in caso venga utilizzato come materassino sottomassetto anticalpestio, non è detto che via via, col passar del tempo, non si schiacci progressivamente, andando a perdere le sue caratteristiche di anticalpestio.

5)I decibel non si sommano scalarmente (come le mele), la loro somma è logaritmica: 60 più 60 fa 63, non 120. Inoltre se accosto un materiale da 20 dB di isolamento ad un altro da 25 il risultato finale va misurato in laboratorio ed è molto difficile prevederlo. State attenti a non farvi ingannare da chi vi racconta cose diverse da queste.

6) far sentire “il prima e il dopo la cura” ovvero la situazione prima e dopo un intervento di isolamento, come avviene su qualche sito internet equivale spesso a dare false illusioni alle persone: bisogna studiare ogni caso nei suoi dettagli, sia nelle case esistenti (su cui magari è stata messa mano molte volte o l’edilizia ha molti deficit), sia nei progetti ex-novo. Le garanzie in acustica possono essere date solo da persone con molta esperienza e conoscenza, dopo degli studi accurati perchè è facile sbagliare facendo previsioni a spanne;

7) Ogni prodotto ha caratteristiche che variano in frequenza. Prodotti che funzionano bene a medio-alta frequenza non funzioneranno bene a bassa frequenza e viceversa. Inoltre, soprattutto per le basse frequenze, è bene progettare su misura alcuni prodotti in modo da andare a sanare problematiche ad alcune particolari frequenze. Diffidate quindi da chi vi propone soluzioni per il trattamento acustico interno (ma anche per l’isolamento) con un solo materiale o una sola tipologia di materiali.

8)  I materiali fonoassorbenti sono caratterizzati da un indice di assorbimento acustico α: è il rapporto tra l’energia sonora assorbita dalla superficie del materiale e l’energia sonora incidente. E’ chiaro che questo valore sarà compreso tra 0 (nessuna energia assorbita) e 1 (tutta l’energia è assorbita). Sulle schede tecniche ci è capitato di trovare coefficienti α con valori superiori a 1. Ciò è fisicamente impossibile e si tratta di un errore, peccato su una scheda tecnica…, oppure di malafede. A livello fisico sarebbe come dire che l’energia assorbita è maggiore di quella che arriva sul materiale. In laboratorio capitano valori di 1,1 o 1,2 quando nel perimetro lo spessore del materiale assorbe il suono, ma ciò non è attribuibile alla superficie di per sé.

9)Un buon isolante termico non è sempre un buon isolante acustico. Per esempio i polistireni classici che si usano come cappotto esterno o nei sistemi di riscaldamento a pavimento a volte diminuiscono le prestazioni acustiche dell’edificio, è quindi necessaria una valutazione attenta di entrambe le necessità e dei dettagli dell’edificio.

Concludendo questa piccola carrellata di luoghi comuni possiamo dire che:

– meglio prevenire che curare, a volte cercare di riparare malfunzionamenti acustici è molto più costoso che spendere prima la cifra giusta per un piccolo progetto pensato bene. In fase di ristrutturazione o di costruzione ex-novo conviene contattare subito un tecnico esperto in acustica se si desiderano i risultati e al contempo spendere meno;

– in acustica la progettazione e le analisi vanno fatte in maniera accurata. Ogni situazione è un caso a se e quindi richiede tempo e studio per trovare la soluzione migliore. Super-maxi-offerte non possono certo garantirvi delle soluzioni affidabili e garanzie vere. Nel caso dell’impatto acustico noi vi offriamo questi servizi;

– meno che meno fidarsi delle consulenze gratuite, chi ve le offre sta solamente cercando di vendervi qualcosa, non un servizio specifico per il vostro interesse. Se volete mettervi al riparo da problemi futuri scegliete servizi di prezzo adeguato al tempo che ci vuole per risolvere i vostri problemi, basso costo vuol dire quasi sempre molta fretta e problemi in futuro. Per esempio un collaudo acustico fatto di corsa garantisce poca precisione nel risultato, quindi aumenta la probabilità di contenziosi.

– non fidatevi di persone che non hanno un’appropriata conoscenza della fisica acustica e dell’acustica applicata: i fenomeni in questione sono complessi e nulla va lasciato al caso; in acustica spesso sono i dettagli che fanno la differenza tra un progetto che risolve il problema e uno che non lo risolve.

– prendete comunque con le pinze i valori numerici delle schede commerciali dei materiali. Questi vanno sempre valutati con esperienza nel sistema complessivo, mai da soli. Per questo la legge ha creato la figura del tecnico competente in acustica ambientale.

– non fidatevi di materiali che danno risultati eclatanti: le tecnologie permettono di avere ottimi risultati attraverso l’accostamento di materiali vari e non con un materiale singolo. Soprattutto ci sono molti materiali buoni ed equivalenti tra loro, difficile credere che un materiale, costruito secondo la tecnologia comune, sia molto migliore degli altri. Un materiale ottimo funziona o non funziona anche a seconda di come viene posato: come già detto nell’acustica i dettagli sono fondamentali ed è meglio che ci sia una supervisione di un tecnico – pensate sempre all’acustica come un sistema: se per esempio fate un buon muro ma un tetto debole, tutto il vostro lavoro sarà vanificato.

Il ministero dell’ambiente nel dicembre 2011 ha chiarito i punti interrogativi sollevati dalla legge n. 106 del 12 luglio 2011.

E’ stato chiarito che in quella legge il legislatore si riferisce alla sola relazione di clima acustico e che l’eventuale certificazione può essere redatta solo da un tecnico abilitato a scrivere ufficialmente di questioni di acustica ambientale, ovvere un tecnico competente in acustica ambientale riconosciuto da una regione Italiana.
Tutte le autocertificazioni fatte sinora da tecnici che non sono TCAA sono quindi da ritenersi non valide, mentre rimane tuttora l’obbligo di fare uno studio previsionale dei requisiti acustici passivi secondo DPCM 5/12/97 alla domanda del permesso di costruire (se il comune non li chiede è corresponsabile con il progettista e l’impresario dell’errore).

Rimane aperta la questione che tale autocertificazione può essere chiesta solo dai comuni che ‘abbiano coordinato tutti gli strumenti urbanistici’.
Siccome gran parte dei comuni non hanno provveduto ad allineare il proprio territorio alla propria zonizzazione acustica (o addirittura hanno zonizzazioni vetuste) la pratica dell’autocertificazione rimane oggi ancora sospetta e quindi si tratta di un documento da sottoscrivere con grande attenzione, comunque supportata da dei controlli sul campo.

Il DPCM del 14 Novembre 1997 impone i limiti di livello sonoro da rispettare nelle varie zone
del territorio comunale descritte dal pizno di zonizzazione acustica.

Limiti assoluti di immissione sonora

I comuni devono chiedere per legge (n. 447/95 e suoi recepimenti regionali) una valutazione di impatto acustico (V.I.A.), sia in fase previsionale che nel caso di attività già avviata. Questo studio viene solitamente chiesto alle attività produttive e agli esercizi commerciali, soprattutto se c’è la possibilità che queste facciano rumore (abbiano un impatto sonoro di disturbo sonoro sul vicinato). Lo studio, con misure e calcoli, si conclude con una dichiarazione tecnica che garantisce che l’attività in esame non inquini acusticamente, deve essere redatta da un tecnico competente in acustica ambientale riconosciuto. Esso ha un valore preventivo perchè tutela l’imprenditore da spese e problemi successivi l’inizio attività.

Oggigiorno viene richiesto anche ai bar e ai ristoranti, dato che l’argomento del disturbo ai cittadini è diventato molto importante, nei centri storici e non solo.

Alcuni comuni permettono una sorta di autocertificazione, cofirmata da un tecnico competente per le situazioni più semplici in cui è ovvio che non ci sia impatto acustico (p.e. negozi senza musica ad alto volume).

La legge tutela il riposo delle persone e affida ai comuni la scelta di creare zone di rispetto di livelli sonori (come descritto dai limiti assoluti di immissione del DPCM 14/11/1997) in modo accurato sul loro territorio. Quasi tutti i comuni Italiani hanno oggi un piano di zonizzazione acustica comunale mentre lo stile di vita, la sensibilità e la tolleranza delle persone continua a cambiare rispetto ai decenni scorsi.

Gli studi previsionali di impatto acustico sono quindi utili a chi sta progettando di inserire una attività in una zona abitata e vuole risparmiare organizzandosi al meglio fin da subito; gli studi su situazioni già esistenti (valutazioni di impatto acustico) sono importanti per chi ha già questioni aperte con i vicini, spesso è saggio effettuare delle analisi di propria iniziativa, prima dell’intervento dell’ARPA, di multe, ingiunzioni del comune o dell’avvio di cause legali che quasi sempre comportano spese alla lunga molto più grandi.

Lo studio di ingegneria Berloco offre la propria esperienza e conoscenze tecniche per effettuare le misure fonometriche e tutti i calcoli e considerazioni che permettano di capire l’impatto del rumore generato (da impianti produttivi, attività artigianali e commerciali, bar, attività musicali) e contenerlo nei limiti di legge ottimizzando le risorse a disposizione (orari, tipologia di attività, logistica, etc.) e progettando le opere veramente necessarie (interventi sugli impianti, insonorizzazione degli ambienti, cabinature, barriere antirumore, etc.).

Facciamo studi di fattibilità, progetti di bonifica e di insonorizzazione, assistenza all’autocertificazione, perizie e consulenze di parte in caso di vertenze giudiziarie o extra-giudiziarie.

Contattateci spiegandoci le vostre problematiche per ricevere un preventivo gratuito.

 

Entra in vigore il DPR n. 227 del 19 ottobre 2011. Dal 18 febbraio 2012 molte attività saranno dispensate dall’obbligo di presentare uno studio previsionale di impatto acustico. All’allegato B è stilata la lista di quali tipologie di attività, ve le ricordiamo in fondo a questo articolo.

All’articolo 4 comma 2 del recente DPR viene concessa la possibilità di presentare una autocertificazione anche alle attività che non superano i limiti del DPCM 14/11/97. La novità della legge è che anche in caso di mancata adozione della zonizzazione acustica comunale vengono imposti questi limiti, prima c’era un po’ di confusione in merito.

La legge conclude al comma 3 dell’articolo 4 ricordando che se si superano questi limiti rimane l’obbligo di fare uno studio di impatto acustico.

Il nostro commento.

La legge è pensata per chi avvia una piccola impresa e ha il primo intento di far risparmiare tempo, soldi e burocrazia agli imprenditori, in realtà nasconde il fatto di rendere chi si autocertifica con leggerezza più vulnerabile: a una denuncia penale per falso, ai controlli ARPA e alle cause civili fatte dagli abitanti vicini, poiché i limiti differenziali (5 dB di giorno e soprattutto quello dei 3 dB di notte) sono molto facili da non rispettare (basta un edificio costruito male, errori di posa e di progettazione di persone non esperte, un condizionatore mal scelto, e molti altri dettagli che trovate nel sito).
Quindi se da una parte sembra di risparmiare 10 nell’immediato, dall’altro alza la probabilità di dover spendere 50 o 100 nel giro di pochi mesi o anni dopo l’apertura dell’attività, oltre a far spendere soldi alla comunità (lavoro dei tecnici ARPA e costi per i vicini disturbati). Questo DPR n. 227 del 19 ottobre 2011 dice anche che rimane comunque l’obbligo a tutti di rispettare i limiti di legge, e che valgono i limiti del 1997 per tutti.

Come preannunciato dal precedente governo, nel nostro paese del bel canto, rimane l’intento di penalizzare chi usa la musica nei propri locali: se si ha un impianto di diffusione sonora (questo non è definito cosa si intende, quindi anche una radio potrebbe esserlo considerata) o si fa musica di ogni tipo allora c’è la certezza di avere l’obbligo di fare uno studio previsionale. Quindi non è stato fatto nulla per aiutare la musica dal vivo in generale.

Il nostro consiglio è quindi di valutare attentamente dove ci si insedia, la tipologia di attività e degli impianti, quindi nel dubbio di affidarsi il prima possibile a un tecnico competente in acustica ambientale esperto e di seguire i suoi consigli. Se si decidono gli interventi sull’isolamento (insonorizzazione), sugli impianti e sulle varie operazioni che si svolgono all’interno della propria attività all’inizio, si risparmiano poi molti soldi.

Il testo della legge.

Ecco le attività citate nell’allegato B

1. attività alberghiera
2. attività agro-turistica senza impianti di diffusione sonora e senza eventi con diffusione di musica o utilizzo di strumenti musicali.
3. attività di ristorazione collettiva e pubblica senza impianti di diffusione sonora e senza eventi con diffusione di musica o utilizzo di strumenti musicali.
4. attività ricreative senza impianti di diffusione sonora e senza eventi con diffusione di musica o utilizzo di strumenti musicali.
5. attività turistica senza impianti di diffusione sonora e senza eventi con diffusione di musica o utilizzo di strumenti musicali.
6. attività sportive escluse quelle motoristiche, con molto pubblico o con uso di armi da fuoco senza impianti di diffusione sonora e senza eventi con diffusione di musica o utilizzo di strumenti musicali.
7. attività culturali senza impianti di diffusione sonora e senza eventi con diffusione di musica o utilizzo di strumenti musicali.
8. attività nel settore dello spettacolo senza impianti di diffusione sonora e senza eventi con diffusione di musica o utilizzo di strumenti musicali.
9. palestre senza impianti di diffusione sonora e senza eventi con diffusione di musica o utilizzo di strumenti musicali.
10. stabilimenti balneari senza impianti di diffusione sonora e senza eventi con diffusione di musica o utilizzo di strumenti musicali.
11. agenzie di viaggio
12. sale da gioco
13. attività di supporto alle imprese
14. call center
15. attività di intermediazione monetaria/finanziaria/immobiliare/assicurativa
19 attività di informatica (software/houde/internet point)
22. attività di acconciatura
23. istituti di bellezza/estetica/centro massaggi-solarium/piercing e tatuaggi
27. laboratori veterinari
28. studi adontoiatrici e odontotecnici senza attività di analisi
29. ospedali e assimilabili con meno di 50 posti letto e senza attività di analisi
31. lavanderie e stirerie
32. attività di vendita al dettaglio
33. laboratori artigianali per la produzione di dolciumi
34. laboratori artigianali per la produzione di gelati

Il tecnico competente in acustica ambientale (acronimo TCAA) è un professionista autorizzato per legge a compiere le seguenti azioni:

  • effettuare misure fonometriche;
  • eseguire studi tecnici sull’inquinamento ambientale dovuto al rumore.

Questa figura professionale è stata definita con la legge quadro 447 nel 1995 che ha previsto che ogni regione preparasse una lista di professionisti competenti in acustica ambientale.
Nell’articolo 6 e 7 della legge si definiscono le tipologie di studi che competono al tecnico competente in acustica e l’esperienza di pratica richiesta per essere ammessi alla lista.
Alcune regioni italiane hanno equiparato la frequentazione a dei corsi di specializzazione al periodo di praticantato e ognuna di esse ha deliberato sulle modalità di presentazione della domanda: le informazioni inerenti possono essere trovate sui siti internet regionali, solitamente nelle sezioni dedicate all’ambiente.

Ne consegue che gli studi di bonifica acustica di edifici esistenti (insonorizzazione), gli studi di impatto acustico e clima acustico, la redazione dei piani di zonizzazione acustica, le attività di controllo e di verifica del rispetto delle norme vigenti, hanno valore legale solo se redatti da un tecnico competente in acustica ambientale riconosciuto.

La figura professionale del tecnico in acustica è quindi ben diversa da quella definita “ingegnere del suono” (o sound engineer), che di solito si riferisce al fonico che lavora in sala d’incisione o nei concerti di musica dal vivo per controllare le apparecchiature elettroacustiche coinvolte e che raramente ha le competenze ufficiali per lavorare in acustica ambientale.

Attraverso la figura del tecnico competente in acustica a Matera e Altamura, lo studio Berloco offre la redazione di tutte le pratiche richieste dalla legge, avendo competenze riconosciute. Inoltre, offre servizi di acustica architettonica, industriale e ambientale.

Benvenuti nel blog dello studio di acustica dell’Ing. Magda Berloco, tecnico competente in acustica a Matera e Altamura.

Qui troverete notizie e curiosità inerenti il mondo dell’acustica, aggiornamenti su normative e regolamenti locali e nazionali.

Buona lettura.